culture
Un’opera di Dyani White Hawk realizzata con Beyer Projects e Incalmi
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Infinite We, Love Language, Dyani White Hawk | ph. Kameron Herndon. Per gentile concessione di: Walker Art Center, Minneapolis
Artista multidisciplinare con origini Sičangu Lakota ed europee, Dyani White Hawk ha recentemente presentato Infinite We, una scultura basata sul simbolo astratto Lakota del kapémni, realizzata in smalto su rame pubblicata da Beyer Projects e prodotta da Incalmi.
Dyani White Hawk | ph. © John D. and Catherine T. MacArthur Foundation
Negli ultimi quindici anni, Dyani White Hawk ha lavorato intensamente sul motivo del kapémni. Radicato nella tradizione visiva Lakota, consiste in due triangoli speculari bilanciati al centro in una forma a clessidra che simboleggia la relazione tra terra e cielo, il fisico e lo spirituale. Infinite We realizza la forma del kapémni come volume tridimensionale: alta circa tre metri e con un diametro di un metro e mezzo, presenta 360 trapezi in rame smaltato, tutti realizzati a mano da Incalmi nel suo laboratorio di Venezia. La scultura è stata prodotta da Beyer Projects, un editore di sculture ed edizioni d'artista con sede a New York che collabora con importanti artisti contemporanei.
Infinite We, Dyani White Hawk | ph. Massimiliano Tuveri
Cresciuta sia all’interno di comunità native che urbane, e formatasi presso college tribali e all'Università del Wisconsin-Madison, Dyani White Hawk riflette sulla marginalizzazione delle tradizioni artistiche native, che sono state a lungo categorizzate come artigianato, design, espressione autodidatta, etnografia o antropologia – tutto tranne che arte a pieno titolo. L’artista osserva che lo studio formale continua a concentrarsi sulla storia dell'arte europea ed euro-americana, mentre le comunità native non hanno avuto il privilegio di vedere rappresentate le proprie culture. Inoltre, contesta il modo in cui l'astrazione viene insegnata in ambito accademico, e in particolare l'idea che siano stati uomini europei ed euro-americani a fondarla, sostenendo invece che l’astrazione è una pratica umana presente in tutto il mondo da millenni, una risposta umana a pensieri più elevati.
Dettaglio del Infinite We, Dyani White Hawk
La sua pratica cerca di colmare questo divario ponendo l'astrazione radicata nella tradizione visiva Lakota in dialogo attivo con la pittura americana della metà del XX secolo. «Non sono due mondi. Possiamo avere molteplici influenze culturali, ma tutti condividiamo un mondo comune», afferma nell'intervista ad Art21. Reinterpretando il kapémni su scala architettonica attraverso tecniche artigianali, Infinite We diventa un gesto verso il dialogo tra le storie dell'arte nativa e occidentale.

Oltre alla sua profondità concettuale, Infinite We mette in scena un’altra conversazione: quella tra Dyani White Hawk e Incalmi, dove lo scambio culturale si costruisce attraverso la lavorazione manuale e la conoscenza dei materiali. Presentata per la prima volta nella grande mostra personale Dyani White Hawk: Love Language al Walker Art Center di Minneapolis, e successivamente pubblicata sul New York Times, la scultura incarna magnificamente questo incontro.
Infinite We II, Dyani White Hawk | ph. Massimiliano Tuveri
«Lavorare con Incalmi è stato uno dei veri piaceri della mia carriera», afferma Melissa Beyer di Beyer Projects. «Il team di Incalmi è stato disposto a considerare e risolvere ogni sfida che gli abbiamo posto. Hanno lavorato con noi e con Dyani per costruire una scultura tecnicamente impegnativa di incredibile bellezza. Hanno compreso la visione di Dyani, rispettato il nostro budget e le scadenze, e nutrono un immenso orgoglio nelle loro competenze e nei loro risultati.»