La sua pratica cerca di colmare questo divario ponendo l'astrazione radicata nella tradizione visiva Lakota in dialogo attivo con la pittura americana della metà del XX secolo. «Non sono due mondi. Possiamo avere molteplici influenze culturali, ma tutti condividiamo un mondo comune», afferma nell'intervista ad Art21. Reinterpretando il
kapémni su scala architettonica attraverso tecniche artigianali, Infinite We diventa un gesto verso il dialogo tra le storie dell'arte nativa e occidentale.
Oltre alla sua profondità concettuale,
Infinite We mette in scena un’altra conversazione: quella tra Dyani White Hawk e Incalmi, dove lo scambio culturale si costruisce attraverso la lavorazione manuale e la conoscenza dei materiali. Presentata per la prima volta nella grande mostra personale
Dyani White Hawk: Love Language al Walker Art Center di Minneapolis, e successivamente
pubblicata sul New York Times, la scultura incarna magnificamente questo incontro.