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Gio Ponti, l’eredità di un progettista a tutto tondo
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Specola maniglia | Incalmi Collection
Architetto, designer, pittore, operatore culturale, docente, scrittore. Gio Ponti è stato un progettista poliedrico che ha teorizzato, divulgato e fatto allo stesso tempo: non a caso è considerato uno dei grandi maestri del progetto italiano. Personalità irrequieta, ha saputo spaziare tra materiali, tecniche e discipline in modo straordinariamente coerente. Merito di studio, ricerca, sensibilità e di un metodo progettuale che applicava in modo trasversale per ottenere, in ogni ambito, forme portatrici di eleganza.
Ritratto di Gio Ponti negli anni ‘50 | Italia
CC PDM 1.0 DEED, via PICRYL
Autore di alcune delle architetture più iconiche del Dopoguerra, il palazzo Montecatini e il grattacielo Pirelli a Milano su tutti, e fondatore di Domus, tuttora punto di riferimento teorico per chiunque voglia avvicinarsi al mondo del progetto, Ponti è per noi imprescindibile soprattutto per il suo impegno nelle arti decorative e nell’arredo. Nel campo dell’arredo e dell’oggetto di serie, iconica è la Superleggera disegnata per Cassina, una sedia che Ponti impiega anni a perfezionare, in una ricerca il cui esito è un’estrema sintesi formale.

Nell’ambito delle arti decorative, a fare storia è la sua collaborazione con le manifatture ceramiche Richard Ginori, avviata nel 1923. Direttore artistico di grande intelligenza, Ponti ridisegna in chiave moderna i motivi della tradizione, rivoluzionandone l’iconografia e dando inizio a una nuova era per la ceramica italiana. Lontano dal citazionismo, il suo spunto teorico è la volontà di instillare nuova vita all’antico e personalità al moderno.
Gio Ponti - Pier Luigi Nervi, Grattacielo Pirelli, Milano | Italia, 1960
Diego Derna, CC BY-NC-ND 2.0 DEED, via Flickr
Gio Ponti per Cassina, Sedia Superleggera | 1957
Sailko, CC BY 3.0 DEED, via Wikimedia Commons
Gio Ponti per Richard-Ginori, Vaso delle donne sui fiori e delle architetture, 1925 (Cerro di Laveno, Coll. Priv.)
Sailko, CC BY-SA 4.0 DEED, via Wikimedia Commons
Il desiderio di superare i precetti, e forse una certa freddezza, del modernismo europeo trova compimento anche nell’ambito dell’architettura con il concetto di “casa d’evasione”, una casa cioè dove è la libertà dei comportamenti a informare l’architettura, e non viceversa. Nel campo del design, i segni di questa ‘evasione’ si concretizzano nei tessuti, nelle lampade in vetro per Venini, negli smalti a fuoco realizzati con Paolo De Poli.
Paolo De Poli nel suo studio | Italia, 1967
Edepoli, CC BY-SA 3.0 DEED, via Wikimedia Commons
Ponti incontra il lavoro di De Poli, maestro padovano dello smalto su rame, alla Biennale di Venezia del 1934. La collaborazione tra i due risale a pochi anni più tardi, con i pannelli per le sale del rettorato dell'Università di Padova disegnati da Ponti e realizzati da De Poli, e prosegue con mobili e piccoli manufatti dalle forme insolite e dai colori brillanti tipici di questa tecnica. Lo sperimentalismo di Ponti, attraverso la straordinaria abilità di De Poli, è stata una delle nostre ispirazioni principali nella ricerca sullo smalto a fuoco su rame.
Incalmi, laboratorio smalto a fuoco su rame
Foto di Matteo Lavazza Seranto
Parlando di De Poli nell’introduzione al volume a lui dedicato L’arte dello smalto, Ponti scrive: «Un verso è quello dell’arte, l'altro è quello umano. Ed io non li so scindere […] Voi sapete la mia teoria: l'arte è la espressione di un uomo, e noi la riguardiamo come tale. Non diciamo ad esempio d'uno smalto che “è un De Poli”? o d'un vetro che “è un Venini”? E la cosa si estende a tutte le arti: è sempre la testimonianza d'un uomo». Di Ponti, questa è forse l’eredità che sentiamo più viva: non il design, ma l’umanità. L’idea che designer, artisti e artigiani sono prima di tutto persone tra cui si instaura una relazione, un rapporto che anima l’oggetto, rendendolo qualcosa di più di un prodotto: “un Incalmi”.
Alchimie, design Debonademeo | Foto di Boris Bincoletto
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